A distanza di quasi 6 mesi dal clamoroso sequestro, operato dai Carabinieri e avallato dalla Procura di Imperia, è stata definitivamente riconsegnata al proprietario, l’imprenditore sanremese Carlo Leone, 54 anni, una partita di circa 350 kg di canapa sativa, volgarmente detta cannabis light. A seguito di lunga e complessa contesa giudiziaria, fatta di analisi e controanalisi, è stato accertato che il principio attivo di quella cannabis è inferiore allo 0,5% di Thc previsto dalla legge. Com’è noto, oltre quel limite la canapa è considerata “drogante”.
Dissequestrati i 350 kg di canapa. Era legale
Al provvedimento di dissequestro, deciso dal gip del Tribunale di Imperia Massimiliano Botti nel corso di un incidente probatorio richiesto dall’avvocato di Leone, Lorenzo Simonetti del Foro di Roma, è stato dato corso ieri mattina dai Carabinieri della compagnia di Bordighera, che hanno riconsegnato la “merce” (che si trovava custodita nei magazzini adiacenti la serra, a Coldirodi) al legittimo proprietario.
L’odissea di Carlo Leone ha inizio ai primi di novembre, quando i Carabinieri di presentano presso la serra di Coldirodi. Carlo Leone viene addirittura arrestato (e posto agli arresti domiciliari) e tutta la canapa che si trovava nei magazzini dell’azienda sequestrata: 350 kg destinati ai mercati più svariati, da quello alimentare, a quello dei cosmetici ai rivenditori di cannabis light, naturalmente quelli autorizzati e finiti – come i produttori – nel mirino dei recenti decreti sicurezza del governo.
Leone, attraverso l’intervento del suo legale, viene subito rimesso in libertà dal giudice Anna Bonsignorio. Pochi giorni dopo (il 27 novembre 2025), anche il Tribunale del riesame segna un punto a suo favore, dissequestrando l’intera produzione, sulla base delle analisi di laboratorio (realizzate in Toscana) che attestavano il rispetto dei limiti di legge della cannabis (0.5% di thc).
Sembrava tutto risolto, invece a distanza di qualche giorno i Carabinieri tornano con un nuovo provvedimento di sequestro disposto dal pm Enrico Cinnella Della Porta sulla base di analisi effettuate dall’Arpal, che attestavano un valore di Thc addirittura doppio rispetto al consentito.
«A questo punto abbiamo nominato un perito, il professor Aldo Polettini – spiega l’avvocato Simonetti – che ha dimostrato che gli esami effettuati dall’Arpal erano errati. Anche il gip Massimiliano Botti ha nominato un suo consulente, la professoressa Federica Pollastro. Al termine dell’udienza, concordi i due periti, il materiale ci è stato restituito».
«Dalla documentazione inviata allo scrivente dall’Arpal – scrive il professor Pollettini nella sua consulenza – emerge chiaramente che il laboratorio ha commesso un errore grossolano nella quantificazione della percentuale di Thc nel materiale in sequestro».