Emanuel Iannuzzi ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere di fronte al GIP Massimiliano Botti.
Iannuzzi tace davanti al GIP. «È sconvolto e sotto choc»
Lo hanno comunicato i suoi avvocati, Cristian Urbini e Maria Gioffrè, al termine dell’interrogatorio di garanzia. Iannuzzi è accusato insieme alla compagna, Emanuela Aiello, di maltrattamenti aggravati che avrebbero cagionato la morte di Beatrice, due anni, figlia di lei. Convalidato l’arresto e la detenzione in carcere per il 42enne.
«Il nostro assistito è sconvolto, sotto choc e continua a professarsi innocente – così i legali -. La custodia cautelare è stata del tutto inaspettata, perché è arrivata con le indagini preliminari ancora in corso, senza la deposizione delle relazioni del Ris e del medico legale». La scelta di tacere di fronte al giudice per le indagini preliminari motivata dal fatto che il pool di difensori non ha ancora ricevuto gli atti dell’inchiesta. Pare per criticità legate alla carenza di personale nella cancelleria del Palazzo di Giustizia di Imperia. Altrimenti, spiegano, avrebbe anche risposto alle domande dei magistrati con un atteggiamento collaborativo che a rebbe mostrato fin dai primi minuti dell’inchiesta. In questi minuti, davanti al giudice c’è la compagna, Emanuela Aiello, 43 anni, sulla quale grava la stessa accusa. Pare che la donna abbia intenzione, in accordo con i suoi avvocati (Bruno Di Giovanni e Lara Corbetta), di riapondere alle domande del gip.
La questione del tritolo
Urbini difende anche il padre di Iannuzzi, Franco, accusato di detenzione illegale di materiale esplodente, rinvenuto sabato scorso dai Carabinieri a margine del blitz che ha portato all’arresto del figlio a Vallecrosia, subordine del gip. «Ha riconosciuto di possedere il tritolo da anni e ha spiegato come ne sarebbe entrato in possesso. Le sue dichiarazioni sono al vaglio dell’autorità giudiziaria».