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LA TRAGEDIA IERI A TORINO

Il suicidio del guineano picchiato a Ventimiglia, Progetto 20K chiede verità e giustizia

"Denunciamo il tragico evento della morte di Baldi Moussa, con l'impegno di sostenere qualunque procedimento giuridico legale necessario"

Il suicidio del guineano picchiato a Ventimiglia, Progetto 20K chiede verità e giustizia
Cronaca Ventimiglia, 24 Maggio 2021 ore 15:46

Verità e giustizia sul suicidio del guineano

"Denunciamo il tragico evento della morte di Baldi Moussa, con l'impegno di sostenere qualunque procedimento giuridico legale necessario per la ricerca della verità e della giustizia". A parlare attraverso una nota, è il collettivo no border Progetto 20k, di Ventimiglia, che ricorda Baldi Moussa (o Musa Balde), il guineano irregolare di 23 anni, giunto in Italia su un barcone nel 2017, picchiato da tre persone, il 9 maggio scorso, fuori dal supermercato Carrefour di Ventimiglia, dopo il tentato furto di un cellulare a uno dei tre aggressori, che ieri si è impiccato nel Cpr di via Brunelleschi, a Torino.

Per quel pestaggio sono indagati con l'accusa di lesioni aggravate tre muratori ventimigliesi  Ignazio Amato, 28 anni, originario di Palmi, Francesco Cipri, 39, e Giuseppe Martinello, 44, della provincia di Agrigento, tutti difesi dall'avvocato Marco Bosio di Ventimiglia, che ha annunciato l'intenzione di impugnare l'"avviso orale" emesso dal Questore di Imperia propedeutico a sottoporre i suoi clienti alla sorveglianza speciale nel caso incorrano in reati analoghi.

L'intervento della Talpa e l'Orologio

Sulla tragica morte è intervenuto anche il collettivo La Talpa e l'Orologio, di Imperia, che scrive in una nota: "Non un nome, non un volto, ci hanno provato per giorni a farti scomparire dalle cronache della realtà. In tanti e tante ti hanno cercato e con fatica trovato, anche se troppo tardi, e noi abbiamo saputo di te solo ieri, perché tu hai un nome. Tu sei Musa, un giovane della Guinea venuto in Europa per rivendicare il riscatto sociale che è negato dalle nostre politiche, ancora oggi coloniali, in Africa come altrove. Tu sei Musa e non sei disposto a compromessi, i tuoi diritti li vuoi e non ti sei mai capacitato di come l'Europa dei diritti a parole sia così feroce nei fatti. Tu sei Musa e non l'hai piegata la testa di fronte all'ingiustizia. Perdonaci fratello". Progetto 20k, nel citare la rete No Cpr, annuncia che al momento è in orso uno sciopero della fame da parte dalle persone rinchiuse nel centro di rimpatrio in sostegno di Moussa e "per denunciare le condizioni critiche e detentive del centro".

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