La mafia in Liguria, nel rapporto della Dia

Nel primo semestre del 2018 sono stati 61 i casi di estorsione in Liguria. E' uno dei dati che emerge dalla relazione semestrale della Dia

La mafia in Liguria, nel rapporto della Dia
Imperia, 01 Marzo 2019 ore 09:10

Mafia

Nel primo semestre del 2018 sono stati 61 i casi di estorsione in Liguria. E’ uno dei dati che emerge dalla relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, e che evidenzia come la criminalità organizzata sia presente nel nostro territorio. Sono stati invece 50 i casi di riciclaggio, 22 i danneggiamenti seguiti da incendi, 14 i trasferimenti fraudolenti di valori e 4 quelli di usura. Il contrasto è però diventato più efficace grazie anche alla maggiore “consapevolezza della società civile, della stampa e delle istituzioni – ha sottolineato il colonnello Sandro Sandulli -. Vi è però ancora una sottovalutazione e un negazionismo da parte di alcuni, che rende il terreno fertile per la criminalità”.

Liguria

Sin dagli anni ’50 la Liguria ha attratto l’interesse delle organizzazioni criminali, sia per la ricchezza prodotta, soprattutto nel settore turistico-immobiliare, che per la sua conformazione e posizione geografica, quale crocevia strategico tra la Versilia, la Costa Azzurra, le regioni del nord Italia, il nord Europa e, attraverso il sistema portuale, verso gli altri continenti.

Non è un caso, infatti, se già nel 1994, presso il porto di Genova, vennero sequestrate dalla Polizia di Stato, nell’ambito dell’operazione “Cartagine”, 5 tonnellate di cocaina arrivate in Europa dal Sudamerica, per conto di un “cartello” federato composto da gruppi colombiani, siciliani e calabresi. Tra le diverse proiezioni delle mafie nazionali si segnalano, in primo luogo, quelle della ‘ndrangheta, il cui insediamento è stato favorito, sin dalla metà del secolo scorso, dal fenomeno migratorio dalle regioni meridionali.

La strategia di “mimetizzazione”

attuata dalle cosche in Liguria ha reso più difficile, nel tempo, comprendere e far emergere il fenomeno, favorendo in tal modo tentativi di condizionamento delle amministrazioni locali e, talvolta, la commissione di atti intimidatori (soprattutto incendi dolosi), strumentali al raggiungimento degli obiettivi criminali.

Le indagini degli ultimi anni hanno acclarato l’esistenza di una macro-area criminale denominata Liguria operativa sull’intero territorio regionale, che estende le sue propaggini anche in basso Piemonte (in particolare in provincia di Alessandria, Asti e Cuneo), attiva attraverso almeno quattro locali dislocati a Genova, Lavagna (GE), Ventimiglia (IM) e Sarzana (SP).

Tali strutture risultano coordinate tra loro e con il Crimine reggino attraverso un organismo intermedio, la Camera di controllo con sede a Genova, nonchè, attraverso la Camera di passaggio dislocata a Ventimiglia con reti logistiche di riferimento in Costa Azzurra, costituite nel tempo anche per la gestione di importanti latitanze.

Le proiezioni operative delle cosche in territorio ligure si esplicano non solo nell’infiltrazione del tessuto politico amministrativo locale e nell’acquisizione di posizioni privilegiate in diversi settori economici, ma anche nel traffico di stupefacenti (in particolare cocaina), grazie alla presenza degli importanti scali marittimi liguri.

Nel capoluogo di regione

si conferma la presenza del locale di Genova, al vertice del quale si collocherebbe un esponente del sodalizio Gangemi, originario di Reggio Calabria, titolare di una “carica” che gli avrebbe consentito, nel tempo, di interagire direttamente con il Crimine reggino e di svolgere funzioni di coordinamento tra questo e le diverse “unità operative” liguri. Per quanto concerne la provincia di Genova, tra le diverse operazioni antimafia degli ultimi anni vale la pena di richiamare quella denominata “I Conti di Lavagna”, che ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Lavagna (Genova), nel marzo 2017, per sospette infiltrazioni mafiose.

Proprio con riferimento alla cellula criminale ‘ndranghetista attiva a Lavagna, il 18 febbraio i Carabinieri hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, due soggetti trovati in possesso di un vero e proprio arsenale, tra cui figuravano alcune armi con matricola abrasa. Ad uno dei due, un noto pregiudicato da tempo attivo nella zona del Tigullio, è stata altresì contestata la detenzione di circa kg. 4 di hashish, mentre l’altro . risultato in rapporti con un esponente di rilievo della famiglia Nucera Rodà.

Sul fronte del contrasto agli stupefacenti, tra le diverse operazioni di polizia si segnala quella conclusa il 26 maggio dai Carabinieri, che hanno proceduto all’arresto di un esponente della famiglia Lumbaca – originaria di Oppido Mamertina (RC) – inserito in ambienti dediti al traffico di stupefacenti, tanto da detenere circa kg. 9 di hashish.

La provincia di Imperia vede qualificate proiezioni delle cosche Santaiti-Gioffrè, Gallico, Pirolmalli, Mazzaferro, Alvaro e Pelle della provincia di Reggio Calabria, che fanno capo ad un’unica articolazione criminale, il locale di Ventimiglia.

In proposito, appare emblematica la Sentenza della Corte di Cassazione (p.p. n. 55748/2017 del 14 settembre 2017, nell’ambito dell’operazione “La Svolta”, condotta dai Carabinieri nel 2010), che ha portato al riconoscimento giudiziario, in via definitiva, dell’articolazione territoriale insediata nell’estremo ponente ligure – il locale di Ventimiglia – funzionale al collegamento con l’omologa proiezione ultra nazionale, attiva nella vicina riviera francese, la cd. “Camera di passaggio” o “di transito”, di cui si è fatto cenno.

Sono stati individuati

come capi storici della citata cellula mafiosa alcuni esponenti delle cosche Piromalli e Mazzaferro della Piana di Gioia Tauro, nonché delle cosche Alvaro di Sinopoli e Pelle di San Luca. Peraltro, il decesso per cause naturali di due esponenti di rilievo delle citate famiglie, rispettivamente nei mesi di gennaio e luglio, avrebbe, di fatto, aperto la questione della successione ai vertici del sodalizio.

Altrettanto significativo il pronunciamento, del 5 marzo, della Corte di Cassazione, che ha definitivamente confermato gli esiti del procedimento di prevenzione avviato dalla Dia, nel 2011, nei confronti di quattro fratelli originari di Seminara (RC), colpiti, nel maggio 2013, dall’applicazione della sorveglianza speciale di P.S. per anni 5 con obbligo di soggiorno, disposta dal Tribunale di Imperia con la contestuale confisca del loro patrimonio.

Sul fronte investigativo, sempre a marzo, ad Imperia, la Polizia di Stato ha tratto in arresto, in flagranza di reato, un soggetto originario di Gioia Tauro (RC), ma da tempo residente a Ventimiglia, a cui è stato sequestrato, nel corso di perquisizione, un panetto di 200 grammi di tritolo. Il successivo mese di maggio, nell’ambito dell’operazione “Bocca della verità”, ancora la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 4 soggetti contigui alla famiglia DE MARTE, ritenuti responsabili di numerosi episodi di cessione di sostanze stupefacenti, tipo cocaina e marijuana, destinate allo spaccio al dettaglio nella c.d. “Riviera dei fiori”.

Taluni soggetti collegati alle cosche di Palmi e Gioia Tauro risultano, invece, presenti tra Taggia e Sanremo. Per ciò che concerne il territorio di Savona, si conferma la presenza di gruppi familiari riconducibili alle cosche del reggino, come i Palamara-Morabito-Bruzzaniti; i Raso-Gullace-Albanese e i Piromalli.

Infiltrazioni di matrice siciliana

Il 1° febbraio scorso è stato eseguito il sequestro di una sala per la raccolta delle scommesse on line, con sede a Sanremo (IM), nell’ambito dell’operazione “Game Over” della Polizia di Stato di Palermo, nel corso della quale è risultato che i proventi ottenuti dai gestori, estranei ai fatti, confluivano nelle casse di una nota famiglia mafiosa di Partinico (PA).

Infine, sempre a maggio, presso la barriera autostradale di Ventimiglia (IM), la Guardia di finanza ha tratto in arresto un pregiudicato catanese, rintracciato a bordo di un autobus, proveniente dalla Spagna e diretto a Milano, in possesso di circa kg. 24 di sostanze stupefacenti di tipo hashish e marijuana.

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