Nasce la sezione ponentina del Comitato per No al Referendum della Giustizia. Presentato alla Federazione Operaia di Sanremo.
Presentato il Comitato per il No di Sanremo
Il comitato è stato fondato lo scorso 10 gennaio a Roma, promotore Giovanni Bachelet, figlio del magistrato Vittorio assassinato dalle Brigate Rosse. Primo appuntamento, tra le iniziative in campo, domani alla stessa Fos. I cittadini, alle 17:00 incontreranno i magistrati Laura Russo e Salvatore Salemi, membri del comitato Giusto dire no. In campo, nei prossimi giorni, anche gli studenti del Liceo Cassini attraverso il collettivo Papavero Rosso, sempre alla Fos, con il PM Matteo Gobbi e l’insegnante del Cassini Valeria Ammirati (venerdì 20). Sabato 21 incontro con un magistrato a Ospedaletti, nuovo incontro il 22 a Bussana. Previsti anche banchetti informativi e gazebo.
Secondo il comitato, la separazione delle carirere di fatto è già in atto: un magistrato può passare dalla carriera requirente a quella giudicante e viceversa una sola volta nella vita, cambiando Regione o Corte d’Appello. Lo fa, in media, circa lo 0,2 – 0,3% dei magistrati all’anno.
Separare le carriere – spiega il Comitato – apre la strada a interventi diversi, volti a indebolire la magistratura requirente, riducendo il potere del Pubblico Ministero e strizzando oltretutto l’occhio al sistema “Common Law” tipico dei passi anglosassoni.
I due Consigli Superiori della Magistratura
In più, nel mirino c’è anche la rimodulazione del Consiglio Superiore della Magistratura ( che la riforma intende troncare in due e sottoporre alla limitazione del potere delle correnti interne alla magistratura con il sorteggio dei membri che comporranno l’organo). Secondo il Comitato, il sorteggio temperato dei membri laici (quelli selezionati dal Parlamento) favorirebbe la maggioranza alle Camere e il sorteggio totale dei membri togati (quelli scelti dalla magistratura) favorirebbe di netto le correnti con più membri.
Infine le criticità legate alla parità dei diritti delle giurisdizioni giudiziarie italiane: quella colpita dalla riforma è quella ordinaria (civile e Penale). Il rischio è che la riforma della giustizia diventi quindi una legge speciale, oggetta a impugnazione davanti alla Corte Costituzionale.
“I problemi della giustizia sono di natura economica”
«I problemi della giustizia sono di natura esclusivamente economica – spiega il portavoce del Comitato Beppe Ameglio -. Mancano i fondi per assunzione di personale e addirittura per le fotocopie. Questa estate, scadranno incontrarti di migliaia di precari che dovranno essere rinnovato, pena chiudere le corti. E poi guardiamo l’ultimo anello della filiera: le carceri».
«Romania, Polonia, Ungheria. Questa lenta erosione della Costituzione e dei poteri della magistratura ha trasformato stati di diritto costituzionale in autocrazie, in Europa – conclude -. In Italia non siamo ancora a questi livelli, ma guardano il resto del Vecchio Mondo, si intravvede la strada».