Continua il dibattito tra sostenitori e detrattori dell’iniziativa portata dal Comune di Sanremo per il 76° Festival della Canzone Italiana: bus navette e taxi sulla pista ciclabile per alleggerire il traffico sul centro della Città dei Fiori.
L’attacco del prof Pileri per navette e taxi sulla ciclabile
Nell’agone entra il professore universitario Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano (il suo ultimo libro è “Dalla parte del suolo”). Il professore si scaglia senza mezzi termini contro il servizio preparato dal comune che, dalle 16:00 alle 02:00, vedrà la ciclabile riservata ai mezzi che faranno la spola tra i parcheggi di Pian di Poma e di Arma di Taggia verso il centro cittadino (in totale circa 700 stalli, spesa di 190mila euro, 48mils il ricavo stimato, costo 20 euro al giorno con braccialetto identificativo).
«Se pensate che una ciclabile così bella sia intoccabile… vi sbagliate di grosso»
Nel suo articolo su Altreconomia.it, il professore non si risparmia. «Che vergogna, occasione sprecata per portare sul palco dell’Ariston un messaggio di sostenibilità».
«La politica – scrive il professore – gira spesso la testa dall’altra parte lasciando che i pruriti del massimo profitto economico imprimano la forma che vogliono alla natura. È lei a sacrificarsi senza battere ciglio, a ridurre la sua estensione, a lasciarsi consumare, a ricevere scarti e inquinanti laddove l’economia pretende di salvaguardare le sue attese di profitto.
Anche per questo continuiamo a subire inquinamenti, suoli cementificati, deforestazioni, desertificazioni, alluvioni che hanno rovinato gli equilibri ecologici con conseguente diminuzione del benessere e aumento della spesa pubblica, rafforzando la convinzione che l’uomo è il dominatore assoluto e indiscusso: se ha una esigenza deve essere soddisfatta.
Un’idea che trova più spazio di manovra nelle ideologie liberiste -più classicamente ritenute di destra-, ma che negli ultimi anni ha persuaso anche buona parte della cosiddetta sinistra, che sinistra non è più (come si può vedere dal governo milanese del “Salva Milano”). Da anni qualcuno dice che la politica deve correre ai ripari. Papa Francesco nell’enciclica “Laudato Siì” aveva implorato i politici di smettere di piegarsi al consumismo e alla tecnocrazia, ma lo hanno subito dimenticato.
Questa lunga premessa per anticipare un fatto deplorevole che accadrà quest’anno durante il Festival di Sanremo. Prima di dire quale, ricordo solo che alcune decine di anni fa l’arretramento della linea ferroviaria lungo la riviera di ponente consentì di realizzare una ciclabile fronte mare da San Lorenzo a Sanremo (e oltre, oggi) che è il vanto della Regione Liguria ed è riconosciuta in mezzo mondo.
Non era scontato realizzare quella ciclabile e non furono poche le pressioni immobiliari che tentarono di fare il colpo grosso cercando di urbanizzare per poi vendere a peso d’oro appartamenti vista mare. Non ci riuscirono anche grazie a comitati locali e ambientalisti che fecero valere le ragioni della sostenibilità contro quelle della speculazione. E così oggi la ciclabile turistica viene portata come esempio nelle fiere del turismo, nei convegni e in molte riviste di settore e non.
Veniamo al fattaccio. Se pensate che una ciclabile così bella sia intoccabile vi sbagliate di grosso. Tra le novità del Festival 2026 c’è proprio la chiusura della ciclabile per trasformarla in una strada per bus-navetta, taxi e per le immancabili auto di lusso dei Vip, i cosiddetti Ncc (che sta per “noleggio con conducente”), le vetture nere dai vetri oscurati emblema del rango sociale delle persone dello spettacolo, dei ricchi e dei potenti.
La macchina del fasto e del consumo non ha alcuna voglia di fare code nel traffico come tutti noi normali, pretende sicurezza (e quindi permessi speciali), non ha tempo per rispettare la sostenibilità dei luoghi dove è ospite. Per una settimana, dalle 16 alle 2 di notte (ma chissà che non estendano…), un bene pubblico -quale è una ciclabile- diventerà un bene esclusivo. Questa è la “àtilibinetsos”: cioè “sostenibilità” ma scritta al contrario, perché è proprio il segno di una rivoluzione capovolta. Un simbolo di sostenibilità -la pista ciclabile- che viene piegato per volontà politica ai capricci del lusso e del consumismo.
Che cosa insegna questa decisione politica che dà fastidio come un granello di sabbia nell’occhio? Si rafforzerà la già debole cultura ecologica e ambientale italiana? Non credo. Piuttosto, da questa decisione insostenibile impareremo il peggio. Impareremo ancora una volta che la deroga vince ovunque, soprattutto se voluta dal mondo di sopra. Che un festival non può certo accogliere la sfida di pensarsi senza traffico motorizzato (fossile o elettrico, poco cambia). Che i ricchi e le very important people che usano gli Ncc hanno più diritti degli altri. Che se appartieni al club delle persone comuni allora dovrai farti da parte e, per una settimanella, rinunciare a un bene pubblico per il sollazzo di spettatori paganti e vip. Che le ragioni della sostenibilità possono essere accartocciate e buttate via. Che la politica può qualsiasi cosa: può decidere di usare una ciclabile per un uso opposto alla sua vocazione naturale e senza chiedere il permesso alla gente, diventata inutile anche se va a votare.
Che vergogna. Un’altra occasione buttata via. Anziché usare il palco per aiutarci a comprendere che cos’è la sostenibilità, per mostrarci che le persone più influenti sono le prime a dare il buon esempio rispettando funzioni, luoghi e paesaggi, impareremo l’esatto contrario. Una ciclabile diventerà zona di sacrificio e di tradimento della sostenibilità – conclude il prof – , proprio come quella che percorro ogni sera per andare a casa, puntualmente invasa da auto in sosta irregolare, i cui proprietari ora avranno una ragione in più per sentirsi ancor più spocchiosi e strafottenti, forti di quel che hanno visto fare dal Festival della canzone italiana e che ha dato loro un diritto che non hanno. Occupare uno spazio che non è il loro»