In seguito alla diffusione del report della Fondazione Gimbe che fotografa lo stato della sanità ligure, il Partito Democratico interviene per puntare il dito contro la rete ospedaliera (scivolata all’ultimo posto nel Nord) e contro l’abbandono delle cure. Una decisione maturata da 150mila cittadini.
Sanità: «Oltre 150mila liguri hanno scelto di abbandonare le cure»
«Il rapporto Gimbe va letto da tutte le sue prospettive, non soltanto attraverso i numeri che fanno comodo alla Regione – così in una nota il segretario regionale dem Davide Natale e la responsabile sanità Katia Piccardo – . La narrazione trionfalistica del governatore Marco Bucci e dell’assessore Massimo Nicolò si scontra con una realtà che continua a essere molto preoccupante: 150mila liguri hanno rinunciato a curarsi, perché non potevano permettersi di rivolgersi alla sanità privata o perché non sono riusciti ad accedere alle prestazioni nei tempi necessari. E non è l’unico elemento che la Regione sembra dimenticare».
«Nella valutazione della rete ospedaliera la Liguria è scesa all’ultimo posto tra le regioni del Nord, collocandosi al quattordicesimo posto complessivo, mentre nel 2024 era undicesima. In un solo anno abbiamo perso tre posizioni. A questo si aggiunge una mobilità sanitaria con un saldo negativo che vale oltre 75 milioni di euro: cittadini liguri che escono dalla nostra regione per trovare altrove le cure che non riescono a ottenere qui. Sono dati – continuano – che raccontano una sanità che non garantisce a tutti il diritto alla cura. Sempre più cittadini si trovano davanti a liste d’attesa, servizi insufficienti e alla necessità di mettere mano al portafoglio per curarsi. E quella sanitaria è una delle tasse più ingiuste che una persona possa essere costretta a pagare perché non si basa sulle capacità di reddito ma sulla necessità di cura».
«Questo il risultato di undici anni di governo della destra»
«Dopo undici anni di governo della destra questa è la fotografia che emerge dal rapporto Gimbe. Bucci e Nicolò, invece di festeggiare, dovrebbero chiedere scusa ai liguri che hanno rinunciato a curarsi e a quelli che per curarsi sono costretti a pagare di tasca propria. Basta proclami – concludono – e propaganda ma si lavori per il futuro dei liguri».