Scavi archeologici Mansio Romana San Bartolomeo. Porte aperte ai giornalisti – FOTO DEL SITO

Le scoperte: "Sito abitato sin dall’Età del Bronzo". Giovedì il punto sui lavori di scavo ripresi nel 2018 dopo gli studi dei due anni precedenti

Scavi archeologici Mansio Romana San Bartolomeo. Porte aperte ai giornalisti – FOTO DEL SITO
Golfo Dianese, 19 Agosto 2019 ore 14:33

I risultati ottenuti con la campagna di scavi delle ultime settimane presso il sito della Mansio Romana di San Bartolomeo al Mare saranno illustrati alla stampa giovedì 22 agosto, alle ore 14:00.

Nel 2018 ripresi gli scavi. 15 archeologi al lavoro

Le attività di scavo sono riprese nel 2018 a seguito delle campagne di lettura stratigrafica realizzate nel 2016 e nel 2017. La ripresa dei lavori è stata possibile grazie a un accordo tra Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona, Università degli Studi di Genova, associazione di archeologi professionisti Etruria Nova Onlus e Comune di San Bartolomeo al Mare. Partecipano alle attività di scavo archeologico di quest’anno 15 persone.

Gli elementi sino ad ora raccolti fanno pensare che il sito della Mansio Romana di San Bartolomeo al Mare sia stato frequentato sin dall’Età del Bronzo recente e finale (secoli XII-X secolo a.C.), come attesta il rinvenimento di alcune olle di grandi dimensioni decorate con impressioni eseguite a mano, che documentano la presenza di un possibile insediamento con ambienti destinati alla conservazione di derrate alimentari. L’area venne poi occupata nuovamente durante l’Età del Ferro (fine V-II secolo a.C.), probabilmente da un piccolo impianto artigianale legato alla lavorazione di metalli: interessante a questo proposito è il ritrovamento di un’anfora di produzione massaliota che testimonierebbe la presenza di traffici commerciali da e verso il Golfo di Marsiglia. Con la realizzazione della via Iulia Augusta (13-12 a.C.) avvenne l’inizio della occupazione romana di questa parte del Ponente ligure. La Mansio Romana del Lucus Bormani (I sec. a.C. – II sec. d.C.) si situa nei pressi dell’antica strada ed è ricordata in diversi itinerari stradali romani come la Tabula Peutingeriana, con il toponimo Luco Bormani, che rimanda ad una divinità preromana, Borman, legata ad un bosco sacro, e l’Itinerarium Antonini.

Le stutture della mansio vennero abbandonate durante la media età imperiale, tra II e III secolo d.C., mentre l’area costiera alla quale il complesso faceva riferimento continuò ad essere frequentata fino al VI-VII secolo d.C.

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All’incontro il sindaco Urso,  Ansaldo, Costa, Pallecchi e Daniela Gandolfi

All’incontro con la stampa saranno presenti il Sindaco Valerio Urso, il Consigliere delegato Lorenzo Ansaldo, l’Ispettore di zona della Soprintendenza Archeologia della Liguria Stefano Costa, la Prof. Silvia Pallecchi dell’Università degli Studi di Genova, le responsabili dell’Associazione Etruria Nova, e la Direttrice del Museo Civico del Lucus Bormani di Diano Marina e Ispettore Onorario del Ministero per il territorio dianese, Daniela Gandolfi.

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