Si allarga ancora la polemica scaturita dall’iniziativa del vescovo di Ventimiglia-Sanremo Antonio Suetta, che ha installato una campana a Villa Giovanna D’Arco, nella Città dei Fiori, per ricordare con i rintocchi i bambini non nati in seguito a un aborto. Gli ultimi a lanciarsi nell’agone sono gli studenti del collettivo Spiraglio Imperiese.
Spiraglio Imperiese: “Vomitavo le iniziativa del vescovo”
«Ma quale stato? ma quale dio? sul mio corpo decido io». Così in una nota stampa.
«Siamo stuf* marc* di dover giustificare la nostra autonomia. Siamo stuf* marc* di doverci muovere in punta di piedi attorno al nostro diritto alla salute e all’autodeterminazione. Siamo stuf* marc* di essere colpevolizzat* per l’esercizio della nostra libertà.»
«La vomitevole iniziativa del vescovo Suetta incolpa per l’ennesima volta donne e persone capaci di concepire, ne riduce i corpi a un’incubatrice, ne giudica le scelte come peccati, ne riconduce l’esistenza al mero scopo della procreazione. Appellandosi a credenze antiscientifiche rispetto ai concetti di concepimento e vita, la chiesa si erige per l’ennesima volta a giudice della moralità. poco importa che vite, vite vere e
proprie, di bambine e adulte vengano stroncate quotidianamente in ogni angolo del mondo: le colpevoli sono le “donne”, assassine, infanticide nella misura in cui capaci di esercitare un loro diritto umano».
«Per secoli, il corpo femminilizzato è stato reso politico contro il suo volere, soggiogato, subordinato alla volontà del patriarca, del marito, della chiesa, del capitale, dello stato. ora,che il controllo assoluto su di esso è venuto meno, si è ridotto, ora che il corpo ha acquisito un’autonomia, un valore al di là della procreazione, agli attori del patriarcato servono nuovi mezzi per controllarlo: entrano qui in gioco il senso di colpa e la pubblica gogna, la spettacolarizzazione di quella sfera privata che ai corpi politici è negata, perché nulla è privato quando la propria stessa esistenza è riconosciuta come di possesso altrui.»
«Non elencheremo gli infiniti motivi possibili per i quali una persona possa ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza: non lo faremo perché rifiutiamo la narrazione per la quale esistono aborti giusti e sbagliati. rifiutiamo di giustificarci ancora, e pretendiamo la nostra autonomia in quanto esseri umani.»
«Fuori la Chiesa dalle nostre mutande»
«Vogliamo la chiesa fuori dalle scuole – concludono -, dalle assemblee di istituto, dalle ore di educazione sessuale; fuori dagli ospedali, dai consultori, dai reparti di ginecologia; fuori dallo stato e dalle case, dalle istituzioni e dalle persone. Fuori la chiesa dai nostri corpi, dalle nostre scelte, dalle nostre mutande».