Commenti su: Spiraglio Imperiese: “Vogliamo la Chiesa fuori dalle nostre mutande”

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Margherita Viviani

Nessuno vuole entrare nelle tue mutande...molto poco igienico!! Noi vogliamo con garbo esprimere i nostri valori rispetto alla vita nascente. Voi con molta arroganza offendete milioni di cristiani nei vostri gay pride con parodie di Cristo con i tacchi a spillo o la Madonna in abiti scandalosi. I rintocchi di una campana non possono essere censurati!!!

Vittoria Criscuolo

Esprimo il mio dissenso nella forma e nel merito per l’articolo sull’iniziativa del Vescovo Mons. Suetta, legata al rintocco delle campane per ricordare i bimbi trucidati dall’aborto.
Esiste un minimo di stile ed eleganza, quando si scrive e si parla, se, però, si possiede la capacità di argomentare e si ha un minimo di cultura. Se invece si è semplicemente ideologizzati e si sposano posizioni di mezzo secolo fa, allora si scade nella volgarità e ci si esprime come si legge in questo articolo. Quando la 194 fu approvata, nel 1978, gli slogan erano esattamente quelli di oggi: grumo di cellule in riferimento all’embrione, “ diritto” di abortire, autodeterminazione ecc. , con nessuna conoscenza scientifica, nessuna vera lettura della legge, solo aggressività, intolleranza e prepotenza. Esattamente quello che accade oggi, quando femministe e politici di sinistra scendono in piazza per manifestare contro il bimbo non nato e contro la famiglia naturale. Così si assiste al protrarsi della preistoria ancora nel 2026, si sente sproloquiare di un ipotetico e ormai estinto patriarcato, ma, soprattutto, si ignora completamente il dolore della donna che ha abortito. Ecco, questa la gravissima mancanza nei confronti dell’universo femminile: non tenere conto ( forse perché non si studia?) che dopo l’aborto il dolore permane per decenni. Serve maggiore informazione e una com-passione nei confronti della donna che non traspare mai da chi urla contro la Chiesa e contro le associazioni pro-life.
Noi invece del Comitato “ Pro-life insieme “ usiamo toni pacati per fare una rivoluzione culturale, che riporti la verità nell’immaginario collettivo: la vita umana inizia dal concepimento, il cuore batte a 18 giorni, la donna che attende un bimbo inaspettato deve poter trovare un uomo che la accompagni e una società che la sostenga. Perché ogni bimbo ha il diritto di nascere. Lo dobbiamo a 6.000.000 di piccoli che in mezzo secolo non hanno potuto vedere la luce. Lo dobbiamo alle nuove generazioni che non crescano con odio e prepotenza ma in un mondo di serenità e pace.
Prof. Vittoria Criscuolo
vicepresidente Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it