IL 26 DICEMBRE L'INTERROGATORIO DI GARANZIA

Tutti i retroscena investigativi sull’omicidio di Fedele e l’arresto di Pellegrino e Condoluci

E' stato ucciso con più colpi di arma da fuoco, quello di grazia alla nuca e con la complicità di "persone non ancora identificate": Joseph Fedele, 60 anni

Tutti i retroscena investigativi sull’omicidio di Fedele e l’arresto di Pellegrino e Condoluci
Cronaca Ventimiglia, 24 Dicembre 2020 ore 13:13

Il colpo di grazia alla nuca, questo è lo stile mafioso

E’ stato ucciso con più colpi di arma da fuoco, quello di grazia alla nuca e con la complicità di “persone non ancora identificate”: Joseph Fedele, 60 anni, l’uomo trovato morto il 21 ottobre scorso, in un fossato di frazione Calvo, a Ventimiglia, per il cui delitto è finito in carcere Domenico Pellgrino, 27 anni, di Bordighera, figlio di Giovanni Pellegrino, arrestato assieme ai fratelli Maurizio e Roberto, nell’indagine antimafia La Svolta. Arresti domiciliari, invece, per Girolamo Condoluci, 44 anni, di Bordighera, accusato di favoreggiamento.

Nella misura cautelare il gip di Imperia ritiene che Pellegrino non abbia agito da solo e che la vittima sia stata attinta da più proiettili calibro 6.35 “di cui uno in sede non determinata, uno diretto alla parte sommitale del capo, e con un altro proiettile di calibro superiore tirato come colpo di grazia alla nuca”.

Ma non è tutto. Il delitto sarebbe avvenuto con “modalità tipicamente adottate da appartenenti a sodalizi di ‘ndrangheta (sparando alla vittima un colpo alla parte superiore del cranio e un successivo colpo alla nuca) – si legge nell’ordinanza – tali da richiamare alla mente e alla sensibilità del soggetto passivo il comportamento tipico di chi appartiene a un sodalizio ndranghetista”.

A Condoluci viene imputato il fatto di aver aiutato Pellegrino a eludere le indagini, concorrendo, il 22 settembre scorso, con Pellegrino: “nel trasporto dell’automobile Mercedes classe A di proprietà e in uso a Fedele, dal comune di Ventimiglia, dove si trovava, al comune francese di Mentone, in tal modo indirizzando le indagini

in territorio francese, aiutandolo a pulire l’interno del furgone Peugeot Expert intestato alla convivente (…), sul quale si trovavano tracce biologiche e i luoghi dove erano presenti tracce del delitto, fornendogli suggerimenti sulla versione dei fatti da tenere nel caso fosse stato interrogato dalla Autorità giudiziaria in proposito e sui suoi spostamenti e progettando con Pellegrino Domenico di dare fuoco al furgone, proposito non portato a termine, perché il veicolo veniva sequestrato dall’Autorità giudiziaria il 15.12.2020″.

Il corpo della vittima geolocalizzato grazie a Gmail

E’ stato il figlio della convivente a geolocalizzare – grazie alla consultazione dell’account Gmail e quindi alla posizione rilevata dello smartphone associato all’account – Joseph Fedele la cui scomparsa era stata presentata, il 23 settembre scorso, alla polizia francese. La posizione era stata individuata in frazione Calvo, a Ventimiglia (dove il 21 ottobre è stato rinvenuto il corpo, in un fossato) e le autorità francesi avevano invitato l’uomo a informare le autorità italiane.

La convivente ha poi riferito agli inquirenti, di aver notato un cambiamento nell’atteggiamento dell’uomo, che era apparso preoccupato, a partire da agosto. C’è da dire che Fedele era persona nota anche alle forze di polizia italiane, perché coinvolto in passato in indagini per armi e stupefacenti e in rapporti “qualificati” con alcuni pregiudicati residenti nell’imperiese. In particolare, l’annotazione fa riferimento a una indagine della Dda di Reggio Calabria, del 2005 e a un’indagine della Procura di Sanremo in materia di stupefacenti.

I militari, grazie alla collaborazione della polizia francese, hanno anche accertato che lo stesso aveva precedenti penali in Francia per traffico di stupefacenti e, per tali reati, aveva subito periodi di carcerazione oltrefrontiera. Fedele, secondo quanto riferito dalla polizia francese, era ancora attivo nel traffico di cocaina e hascisc, che si procurava a Nizza e rivendeva in Italia a trafficanti di origine calabrese.

Le intercettazioni, dopo le notizie della stampa online

C’è una frase che incastra Girolamo Condoluci come complice del favoreggiamento nei confronti di Domenico Pellegrino nell’assassinio e occultamento di cadavere di Joseph Fedele. Da una intercettazione ambientale, infatti, gli inquirenti sentono Conduluci che, rivolgendosi alla compagna (intestataria del furgone Peugeot Expert utilizzato per trasportare la vittima a Calvo), dice: “Sto furgone puzza di cadavere”.

Nella stessa giornata, poco dopo, gli investigatori captano alcune frasi, che dimostrano come Pellegrino sia probabilmente preoccupato dell’esistenza di tracce lasciate a bordo dello stesso furgone. Il quadro si aggrava progressivamente, dopo la pubblicazione sulla stampa online di notizie riguardanti l’omicidio. A partire da un primo commento alla notizia dell’identificazione del cadavere, che compare il 25 novembre scorso, alla quale fa seguito uno scambio di battute il giorno successivo.

Pellegrino dice a Condoluci: “Hai letto oggi?”, segue la risposta di Condoluci: “Noo… Ho letto, ma …noo, sta passando tutto”. Altri elementi emergono, dopo la pubblicazione, sempre online, di articoli relativi al rinvenimento dell’autovettura di Fedele a Mentone. Pellegrino, probabilmente dopo avere mostrato alla madre l’articolo che dava la notizia del ritrovamento, dice alla madre “ci sono arrivati” e lei risponde con un indicativo “Noo…”. Un altro scambio di battute si ha quando Pellegrino mostra alla madre qualcosa, probabilmente un articolo di giornale online e dice “Eccolo mamma”; la madre risponde: “hanno scritto così, ma tu che ne sai se è vero…” e lui commenta: “Ma sì che è vero”.

La telefonata in cui Pellegrino è indicato quale autore del reato

“All’avvocato gli dici quello, questo, che gli hai sparato, da questo, quell’altro, gli dici che ti sei difeso e la pistola l’hai buttata nel fiume […]”. Così Girolamo Condoluci, in una telefonata intercettata dai carabinieri, si rivolge a Domenico Pellegrino, concordando una versione dei fatti da fornire all’avvocato, nel caso di un arresto. Sostenendo, in pratica, che l’omicidio è avvenuto per legittima difese e che l’arma è stata successivamente gettata nel fiume. Per gli investigatori, si tratta della prima volta, che Pellegrino è indicato quale autore del reato, commesso utilizzando una pistola. Nel cercare di rassicurarlo, Condoluci dice a Pellegrino: “Domenico toglitelo dalla testa, che se avevano qualcosa su di te erano venuti a colpo sicuro! Quelli su di te non hanno niente, non hanno niente su di nessuno se no a quest’ora erano venuti”, e poi si spinge a un chiaro commento che riporta alla data dell’omicidio: “ma scherzi sono passati due mesi eh avevamo già pulito, non c’hanno niente!”.

Il colloquio con lo zio Maurizio: “Sedici anni li hai tutti”

“Ormai quello è successo, è una disgrazia Domenico, era meglio se non succedeva bello mio (…) la testa tua ti è andata a male (…) ora te lo fai (la galera, ndr), ti metti li su una branda e dormi per un po’ di anni bello mio, non un giorno eh?! Sappilo che non è un giorno (…) mettitelo in testa, che sedici anni li hai tutti da fare eh! Sedici anni li hai tutti da fare bello mio (…) se riesci con lo legittima difesa riesci a prendere 4/5 anni eh!”.

Così Maurizio Pellegrino (lo zio) si rivolge al nipote Domenico, in una intercettazione dei carabinieri, risalente ai giorni scorsi, in cui ormai il cerchio sembra stringersi attorno ai presunti colpevoli dell’omicidio di Jospeh Fedele. Ancora una volta Domenico viene indicato come l’autore del delitto, il cui movente – secondo gli inquirenti – potrebbe essere un contrasto o una lite con la vittima, che è degenerata. Nel ricostruire gli eventi che hanno portato all’omicidio, Maurizio Pellegrino parla di un incontro “andato male” e che poteva essere gestito meno gravemente dal nipote. “Non potevi andartene?! – gli dice -. Che cazzo ti interessava…inc…è andata male …inc… una botta in una gamba a te e te ne andavi tu …inc… no che…inc… Ma una reazione… Domenico… una reazione di questa, come gliela spieghi?!”.

Dalle frasi pronunciate, gli inquirenti ritengono che il ricorso alla legittima difesa pare solamente una linea difensiva: “Sebbene i fatti siano andati in modo diverso – si legge nella misura cautelare – e l’omicidio sia avvenuto a seguito di una disputa con il deceduto (…) maturata nel mondo del traffico di stupefacenti”.

L’interrogatorio di garanzia per Domenico Pellegrino (difeso dall’avvocato Luca Ritzu) è stato fissato il 26 dicembre prossimo, alle 09.30, davanti al gip di Genova.

Condividi
Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Curiosità