La cerimonia

Un simbolo di pace a Villa Ormond con le Rose di Damasco

"Unione, apertura e collaborazione. Un monito, negli anni a venire, nel bellissimo giardino della villa"

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Un simbolo di pace, unione e collaborazione nel giardino di Villa Ormond. Una aiuola del roseto della prestigiosa residenza sanremese, da questa mattina, ospita le Rose di Damasco, patrimonio immateriale dell'umanità Unesco dal 2019.

 

Un simbolo di pace a Villa Ormond con le Rose di Damasco

L'iniziativa l'ideale trait d'union tra la Giornata della cultura per i diritti umani, dell'Istituto Internazionale di Diritto Umanitario (IIHL, International Institute of Humanitarian Law) e Aspettando Villa Ormond in Fiore, la serie di appuntamenti che anticipano la manifestazione omonima nata per promuovere la floricoltura sanremese. Presenti alla piantumazione dei fiori una delegazione dall'IIHL, Palazzo Bellevue  (con l'assessore Sara Tonegutti), il Trust for Syrian Development con delegazione capitanata dal trustee Faris Kallas, il segretario generale della Fondazione Stantagata Alessio Re e Livio Emanueli, presidente della  Fondazione Villa Ormond.  Oltre alla piantumazione dei fioi nel roseto della villa, è presente, nel giardino, un'esposizione "itinerante" con informazioni sulla valenza storica e culturale della preziosa qualità di rosa e una maxi installazione dedicata proprio all'ingresso dell'Istituto Internazionale di Diritto Umanitario.

 

«Questo progetto in collaborazione con la Fondazione Sant'Agata,  il Syrian Trust of Development e i Musei Reali di Torino, prevede anche una serie di attività legate al percorso in villa, non ultimo un percorso espositivo sulla valenza culturale del fiore siriano nel giardino della villa e un'installazione sul fronte della residenza- così il presidente Emanueli- . Per la Siria, questa rosa è un veicolo straordinario di promozione e comunicazione, anche dal punto di vista economico. Ha sempre avuto numerosi utilizzi, non ultimo quello legato alla cosmesi».

 

 

La fondazione Santagata

«La rosa di Damasco è un patrimonio dell'Unesco, pertanto è un simbolo di sviluppo e di cultura, ma anche di dialogo e di incontro tra culture diverse- ha aggiunto Alessio Re della Fondazione Santagata-. La giornata di oggi è un modo simbolico, ma anche molto concreto, per ricordarci quanto la cultura debba svolgere un ruolo fondamentale per mantenere il dialogo con altre realtà lontane dalla nostra che stanno, ad oggi, vivendo momenti do crisi profonda».  Le aree di lavoro della Fondazione, nata nel 2018, si concentrano sull'Economia della Cultura con particolare riferimento alla promozione, valorizzazione e conservazione dei patrimoni dell'Unesco, in osservanza dei programmi confezionati dall'agenzia delle Nazioni Unite.

 

 

Il trust siriano

«Il Trust siriano- ha spiegato il delegato Kallas- è una associazione non governativa nata nel 2001 che si concentra su pilastri fondamentali, come cultura, educazione e servizi alla comunità. Abbiamo diversi programmi attivi in Siria, anche in collaborazione con altre realtà internazionali, come, ad esempio, la fondazione Santagata. Abbiamo aiutato le persone in necessità segnatamente durante e al termine della guerra, con interventi su tutti i livelli, educazione e progetti di recupero. Il fiore ha sempre portato con sé un messaggio di collaborazione, di apertura e di pace. Con la piantumazione di oggi, questo simbolo resterà negli anni a venire in questo bellissimo giardino. Siria non è quella che è rappresentata nei media, Siria è una nazione che ha avuto da sempre ottimi rapporti di amicizia con 'Europa».

 

Le rose di Damasco

La rosa di Damasco è una specie di fiore conosciuta in tutto il mondo, per il profumo intenso e per la commestibilità. Oltre che alla preparazione di essenze, dell'acqua di rose e di tisane, i petali possono essere usati per aromatizzare il cibo e come guarnizione, rappresentando un elemento fondamentale dell'economia della Repubblica Araba di Siria.  Sebbene la tradizione faccia provenire il fiore dal Medio Oriente, test genetici indicano che essa si tratta in realtà di un ibrido di rosa moschata incrociata con il polline della specie fedtschenkoana. Si presume pertanto che l'origine del fiore sia da rintracciare nell'area pedemontana dell'Asia centrale. Alcuni ritengono che la rosa damascena fu portata dalla Siria all'Europa grazie al crociato francese Roberto I di Dreux, che prese parte all'assedio di Damasco del 1148 durante la seconda crociata. Il nome della rosa si riferisce all'omonima città siriana, nota per il suo acciaio, i tessuti e le rose. Altri resoconti riportano invece che furono gli antichi romani a esportare la rosa presso le loro colonie in Inghilterra. Qualcuno riporta che il medico del re Enrico VIII donò al sovrano una rosa di Damasco intorno al 1540.

Davide Izetta

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