L'INTITOLAZIONE IERI POMERIGGIO

In biblioteca a Ventimiglia inaugurata la sala dedicata alla scrittrice Marise Ferro

E' stata inaugurata nella biblioteca civica Aprosiana di Ventimiglia, la sala del fondo moderno dedicata alla scrittrice Marise Ferro

In biblioteca a Ventimiglia inaugurata la sala dedicata alla scrittrice Marise Ferro
Cultura Ventimiglia, 11 Luglio 2021 ore 12:06

Inaugurata la sala dedicata a Marise Ferro

E' stata inaugurata, ieri (sabato 10), nella biblioteca civica Aprosiana di Ventimiglia, la sala del fondo moderno dedicata alla scrittrice, giornalista e saggista: Marise Ferro, pseudonimo di Maria Luisa Ferro, nata a Ventimiglia il 21 giugno del 1907 e morta a Sestri Levante, il 2 ottobre del 1991. Fu moglie in prime nozze dello scrittore Guido Piovene, e in seconde nozze del critico letterario Carlo Bo.

All'incontro erano presenti il professore Davide Barella, il vicesindaco di Ventimiglia, Simone Bertolucci e i discendenti di Marise: il nipote Paolo Gianferrari con la moglie Maria Augusta Gianferrari Capitino e Mercedes Bo, nipote acquisita del marito di Marise, Carlo Bo.

Alcuni brevi cenni biografici tratti dal settimanale La Riviera

Di seguito alcuni brevi cenni biografici dal servizio che anticipava l'apertura del sala, pubblicato, nel gennaio scorso, dal settimanale La Riviera. A quanto si apprende, il padre, Giovanni Battista Ferro, di origini piemontesi, era un colonnello dell'esercito; la madre, Vilna Viale, era figlia di un armatore ventimigliese e di una donna di origini francesi. I genitori si separeranno poco dopo la nascita della sorella Silvana, nel 1911. Quest'ultima morirà in un incidente d'auto nell'aprile del 1979. Nel 1978, il suo ultimo romanzo "La sconosciuta", vinse il Premio Stresa di Narrativa. "Era nostro obiettivo intitolare le tre sale del fondo moderno della biblioteca - afferma l'assessore ala Cultura e vicesindaco, Simone Bertolucci -. Una l'abbiamo intitolata ad Angelico Aprosio, un'altra a Emilio Salgari e la terza a Marise Ferro. Abbiamo scelto questa figura femminile, perché importante nel panorama culturale della nostra città".

L'idea di dedicare a lei una sala è stata anche appoggiata dagli intellettuali ventimigliesi.

Marise è un'autrice poco conosciuta dal grande pubblico. Dove troviamo un suo approfondito ritratto (in un servizio a firma di Alessandro Ferraro) è sul numero 24 (anno 2017) della rivista "Anthia - Libri di Liguria". "Romanziera vibrante e non lacrimevole - si legge - franca e apprezzata da lettori e critici (pubblicò per Mondadori, Garzanti e Rizzoli); giornalista vigile, lungimirante e instancabile (collaborò, ad esempio, con «L’Ambrosiano», il «Corriere della Sera», «La Stampa», il «Tempo», «L’Europeo» ed «Epoca», occupandosi di emancipazione femminile, speculazione edilizia e della cultura lato sensu); saggista “aggressiva”, come disse qualcuno, e sensibile (si pensi a La guerra è stupida del 1949 e a La donna dal sesso debole all’unisex del 1970); raffinata traduttrice dal francese (Balzac, Hugo, Proust, Colette, Simenon) e dall’inglese, che maneggiò con destrezza pure fiabe (Perrault, Andersen) e libri di storia e geografia turistica; e moglie di due fra i più stimati intellettuali del Novecento (si sposò in seconde nozze e passò cinquant’anni con Carlo Bo, dopo essersi separata da Guido Piovene)".

Marise Ferro scrisse che per una donna che fa il mestiere di penna è duro (...) constatare che il tempo, salvo rare eccezioni, annulla quasi sempre il suo lavoro, sottolineando come molte furono le donne che ebbero successo durante la loro vita, che poi il tempo ridusse a zero.

"Maria Luisa - si legge ancora nel servizio - che le suore francesi da cui si formò chiamavano Marise, si trasferì nemmeno ventenne, con la madre e la sorella più piccola, l’amata Silvana, a Bologna, facendo la spola con Genova convinta di voler conseguire la licenza da maestra (non lo fece), e dopo una parentesi a Roma si stabilì nel 1933 'definitivamente' a Milano, per fare la scrittrice e la giornalista di mestiere. 'Certo l’aveva aiutata a imporsi nei salotti intellettuali milanesi non solo la sua sicura intelligenza, portata al pessimismo' ebbe a ricordare la Aspesi 'ma anche la sua grande bel-lezza, la sua eleganza, quel fascino un po’ minaccioso che spaventava e incantava soprattutto gli scrittori".

La video intervista ai famigliari della scrittrice

9 foto Sfoglia la gallery
Necrologie