Quesada sul confronto con Vannacci: "Da Don Rodrigo a Don Abbondio". Video
Roberto Vannacci sarà ospite il prossimo 14 febbraio alla rassegna de I Martedì Letterari di Sanremo. Guarda il video
Continua il botta e risposta tra il segretario generale imperiese del Pd Cristian Quesada e il generale Roberto Vannacci, che sarà ospite il prossimo 14 febbraio alla rassegna de I Martedì Letterari di Sanremo.
“Nei giorni scorsi, il generale Roberto Vannacci si era mostrato pronto al confronto, dichiarandosi disponibile a sostenere le proprie idee in un dibattito aperto - afferma Quesada -. Un atteggiamento che ricordava Don Rodrigo: sicuro di sé, determinato, convinto della propria forza al punto da sembrare quasi sfidare chiunque osasse contraddirlo. La sua era una posizione granitica, almeno in apparenza”.
Poi, però, nel suo secondo intervento
“E’ arrivato un ripensamento. All’improvviso, il confronto non era più un’opzione, la disponibilità si era dissolta e il tono da sfida si era trasformato in un rifiuto netto. A quel punto, più che Don Rodrigo, Vannacci ha iniziato ad assomigliare a Don Abbondio, il pavido curato de I Promessi Sposi, che di fronte a una sfida vera trova ogni scusa per tirarsi indietro. Perché, come scrive Manzoni, “‘Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare’”.
"È attraverso il dialogo tra idee opposte che si cresce e si migliora"
E prosegue: “Ci tengo a chiarire che il mio intento non era quello di trasformare questo confronto in un’occasione per metterlo in difficoltà o portare il dibattito a mio favore. Volevo semplicemente rappresentare il punto di vista di chi la pensa diversamente da lui, perché questo è il senso stesso di un confronto democratico. È attraverso il dialogo tra idee opposte che si cresce e si migliora”.
Per Quesada: “Manzoni ci insegna che Don Rodrigo, per quanto arrogante e prepotente, almeno non evitava lo scontro, mentre Don Abbondio è il simbolo della paura travestita da prudenza, dell’incapacità di sostenere le proprie convinzioni quando vengono messe alla prova”.
Conclude: “Ovviamente, il generale Vannacci è libero di ritenere che un confronto non sia utile o necessario, ed è una scelta che rispetto. Ma se si invoca il coraggio delle proprie idee, poi bisogna essere coerenti e non tirarsi indietro di fronte all’opportunità di discuterle. Il confronto non è una sfida da vincere, ma un’occasione per arricchirsi reciprocamente”.
F.T.