Il caso

Scajola non invita l’opposizione all’assemblea con il Capo di Stato. I consiglieri scrivono a Mattarella

Partecipazione estesa solo ai capigruppo di maggioranza. «Il consiglio comunale rappresenta tutta la città»

Scajola non invita l’opposizione all’assemblea con il Capo di Stato. I consiglieri scrivono a Mattarella
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Loredana Modaffari (PD), Luciano Zarbano (Imperia senza Padroni) e Lucio Sardi (AVS) scrivono al presidente Mattarella.

Scajola non invita l’opposizione all’assemblea con il Capo di Stato. I consiglieri scrivono a Mattarella

Oggetto della lettera la mancata convocazione dei capigruppo di minoranza di Imperia all’assemblea dell’Unione delle Province Italiane, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’invito esteso solo ai capogruppo della maggioranza del sindaco Claudio Scajola (che è anche presidente della Provincia e vicepresidente UPI) oltre che a personalità non strettamente istituzionali, secondo quanto denunciano i consiglieri. Ecco il testo integrale della missiva.

«I Consiglieri del Consiglio Comunale Loredana Modaffari – Daniela Bozzano – Ivan Bracco – Luciano Zarbano – Lucio Sardi, in rappresentanza di tre dei gruppi consiliari di opposizione del Comune di Imperia, nella mattina del 30 ottobre si sono recati in Prefettura per consegnare una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica. Lo spunto della lettera è stato lo spiacevole episodio avvenuto in occasione dell’assemblea dell’Unione delle Province d’Italia svoltosi al Cavour lo scorso 19 ottobre con la partecipazione del Presidente della Repubblica. L’invito a partecipare all’evento, firmato dal Presidente della Provincia e Sindaco di Imperia, esteso anche a figure non istituzionali, è stato infatti rivolto ai soli consiglieri capigruppo della maggioranza, escludendo i capigruppo di minoranza.»

«Per i firmatari della lettera non si tratta di una questione di cortesia, né di una rivendicazione personale. Il punto è istituzionale: il Consiglio Comunale rappresenta l’intera comunità cittadina, e maggioranza e minoranza sono entrambe espressione del voto dei cittadini. Quando un’istituzione decide di invitare i rappresentanti eletti a un’occasione pubblica così importante come la visita del capo dello stato, il criterio dovrebbe essere lo stesso per tutti. Se sono invitati i capigruppo di maggioranza, è ragionevole attendersi che lo siano anche quelli di minoranza e non una rappresentanza di comodo arbitrariamente selezionata. Non è in discussione l’evento in sé, ma il metodo con cui sono stati individuati gli invitati, su questo punto si sono espresse le perplessità. Non si parla di privilegi, ma del rispetto per il ruolo che i cittadini hanno affidato con il voto, le istituzioni non sono la proprietà di un singolo o di una sola parte e chi le rappresenta ha il dovere di trattare con pari dignità maggioranza e opposizione».

«Un invito istituzionale non dovrebbe mai dare l’impressione di distinguere tra eletti di serie A ed eletti di serie B. La scelta di rivolgersi al Capo dello Stato, garante dell’unità nazionale e del corretto funzionamento delle istituzioni, intende sottolineare che la questione va oltre il singolo episodio: riguarda il rispetto delle minoranze consiliari e la funzione di controllo che la legge affida loro e per tale motivo nella lettera sono state riportate altre situazioni ed episodi in cui tale principio si ritiene sia mancato. La lettera indirizzata alla presidenza della repubblica chiude con l’auspicio che tale segnalazione possa contribuire al ripristino di una misura ed equilibrio istituzionale a garanzia del pieno e sereno svolgimento della vita istituzionale e democratica cittadina».