C’è chi, quest’estate, guarda più al cruscotto della propria auto che al meteo. In Riviera, dove agosto significa code sull’Aurelia, gite in barca e via vai turistico senza sosta, il prezzo del carburante è diventato argomento di conversazione quasi quanto il traffico. E non a caso: la quotazione del petrolio a livello internazionale sta attraversando settimane parecchio turbolente, con riflessi diretti su chi vive di turismo lungo la costa.
I numeri raccontano bene quanto sia insolita questa fase. Tra il 3 e il 10 agosto il WTI ha toccato un minimo sotto gli 80 dollari al barile — meno 5,88% in una sola giornata — poi è risalito sopra 81, per infine ripiegare fino a 74,92. Il Brent, di riferimento anche per i listini europei, ha seguito un percorso simile, tra 78 e 85 dollari. Un’estate di montagne russe, verrebbe da dire, se non fosse che qui le montagne russe sono quelle dei prezzi, non quelle del luna park.
Dietro c’è una crisi geopolitica che dura da mesi: lo scontro tra Stati Uniti e Iran, che da fine febbraio ha reso di fatto impraticabile lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di petrolio via mare. Con il traffico marittimo crollato a poche navi al giorno rispetto alle oltre 130 abituali, ogni notizia — buona o cattiva — sui negoziati si traduce in una reazione immediata del mercato.
Per chi lavora in Riviera nel pieno della stagione, il collegamento più diretto riguarda i costi di trasporto: bus turistici, imbarcazioni da diporto, taxi, i furgoni che ogni giorno riforniscono bar e stabilimenti balneari lungo la costa. Un carburante instabile e mediamente più caro complica non poco la programmazione dei costi, proprio nella stagione che per molti operatori rappresenta gran parte del fatturato annuale.
Anche il settore della nautica da diporto, molto sviluppato su questo tratto di costa, ne risente in modo diretto: il gasolio marino pesa non poco per chi noleggia imbarcazioni o gestisce flotte per il turismo estivo. Diversi operatori raccontano di aver dovuto rivedere i listini più di una volta nel corso della stagione — un’operazione delicata, in un mercato dove il prezzo finale resta comunque decisivo per convincere il cliente.
C’è poi un effetto meno immediato ma non trascurabile: il costo dell’energia per le strutture ricettive, alle prese con impianti di climatizzazione a pieno regime nei mesi più caldi. Il legame tra petrolio e bolletta elettrica non è diretto come un tempo, ma i due mercati restano parzialmente collegati, e un greggio in forte rialzo si fa sentire, con qualche settimana di ritardo, anche lì.
Chi gestisce un’attività turistica, abituato ogni anno a fare i conti con la stagionalità, quest’estate si trova ad affrontare una variabile in più: l’imprevedibilità. Non tanto il livello dei prezzi, quanto la velocità con cui cambiano. Un barile che perde il 6% in un giorno e lo recupera in 48 ore rende complicata qualsiasi pianificazione, anche per chi gestisce budget contenuti come una piccola attività familiare.
Anche le agenzie di noleggio auto e scooter, molto diffuse lungo la costa nei mesi estivi, segnalano di dover rivedere più spesso del solito le proprie tariffe, dato che il costo del carburante incide direttamente sulla marginalità di un business già stagionale e competitivo. Alcuni operatori raccontano di aver introdotto clausole più flessibili nei contratti di noleggio a lungo termine, proprio per proteggersi da variazioni di costo così repentine.
C’è chi tra gli operatori più esperti della costa ricorda situazioni simili vissute in passato, quando crisi improvvise avevano fatto impennare i costi nel pieno dell’estate. La differenza, questa volta, è nella durata: mentre in passato le fiammate di prezzo rientravano in poche settimane, questa crisi si trascina ormai da mesi, senza una soluzione chiara all’orizzonte.
Anche i piccoli operatori del commercio locale, dai negozi di souvenir ai chioschi sul lungomare, iniziano a risentire indirettamente di questa fase: le consegne più costose si ripercuotono, seppur in misura contenuta, sui prezzi finali di molti prodotti, in un’estate che si preannuncia comunque positiva per i flussi turistici ma con margini di guadagno leggermente più compressi rispetto agli anni scorsi.
Chi vuole tenere d’occhio il settore — che sia un gestore di stabilimento curioso di capire come si muoveranno i costi, o un turista che vuole solo sapere perché il pieno costa diverso da una settimana all’altra — può consultare la quotazione petrolio aggiornata in tempo reale e usare anche strumenti di trading in CFD sul greggio, con grafici storici e analisi tecnica.
Intanto, sulla Riviera, la stagione entra nel suo momento più intenso. Tra un tuffo e l’altro, tra una cena in terrazza e un aperitivo al tramonto, il prezzo del petrolio resta sullo sfondo — ma con un peso sui conti locali che, quest’anno, nessun operatore turistico può permettersi di ignorare del tutto.
Si ricorda che il trading in CFD comporta un rischio elevato di perdita rapida del capitale investito.