Le realtà del territorio tra cui Croce Rossa Italiana, ANPAS e Misericordie della Liguria insieme ai Presidenti delle associazioni locali, si sono recentemente riunite per analizzare nel dettaglio la situazione ed elaborare proposte migliorative condivise con l’obiettivo di contribuire in modo costruttivo all’evoluzione del sistema. Sullo sfondo la grave crisi della sanità imperiese, con la fuga dei medici, la riduzione del servizio di guardia medica (e l’accorpamento, previsto per il primo maggio, della centrale del 118 a quella di Genova).
Pubbliche assistenze unite per combattere la crisi della sanità imperiese
«Al centro della questione c’è la riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale, la cosiddetta guardia medica, che dal 1° aprile ha subito un cambio significativo su tutto il territorio provinciale. Un servizio fondamentale che, solo tra Sanremo e Taggia, conta circa duemila interventi l’anno – lo scrive in una nota stampa Matteo Amato, presidente Misericordiae Liguria, che aggiunge -. Con l’introduzione delle Case di Comunità, pensate per migliorare l’accesso alle cure, si è però aperta una fase di transizione che sta evidenziando alcune criticità operative. In particolare, la nuova organizzazione ha portato a un accorpamento delle aree di intervento, in pratica il servizio, prima suddiviso tra più zone, oggi copre territori più ampi con una presenza medica ridotta. Una situazione che non riguarda solo il comprensorio di Sanremo, ma anche le aree di Ventimiglia e Bordighera, così come Imperia e Diano Marina. Parte dei medici, infatti, è stata destinata alle attività interne delle Case di Comunità, strutture che operano su accessi programmati e non su interventi territoriali immediati. Il risultato – ancora Amato – è una minore capillarità del servizio, soprattutto nelle ore notturne dalle 20 alle 8 e nei giorni festivi, quando la guardia medica rappresenta spesso l’unico riferimento sanitario per problemi non gravi ma comunque urgenti».
«Nel frattempo – sue parole -, per supportare le aree dell’entroterra, anche a fronte della carenza di medici di medicina generale, sono stati attivati servizi sperimentali di assistenza sociosanitaria, oltre all’iniziativa già avviata nelle Valli Argentina e Armea, analoghi modelli si stanno sviluppando anche in Val Verbone con il Comune di Vallecrosia e in Val Nervia con il Comune di Dolceacqua anche con la collaborazionedi associazioni locali, a testimonianza della volontà del territorio di trovare soluzioni concrete in una fase di cambiamento. L’obiettivo- conclude – condiviso da istituzioni e volontariato, resta quello di garantire un servizio sanitario capillare ed efficace, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini anche in una fase di evoluzione del sistema».