Un sogno coltivato a lungo, chiuso in un cassetto, che all’improvviso prende forma e diventa realtà. È la storia di Carmelo Guiderdone, figura molto conosciuta e attiva nel panorama calcistico del Ponente ligure, che negli anni ha saputo coniugare passione, creatività e memoria sportiva in progetti originali e fortemente identitari.
A raccontare e valorizzare questo traguardo è stato Vincenzo Stragapede, responsabile del settore giovanile e dell’area tecnica agonistica della Sanremese, che ha voluto condividere e rilanciare un’esperienza definita “emblematica di cosa significhi credere davvero nei propri sogni”.
Creazioni tra calcio e memoria
Nel corso del tempo Guiderdone ha realizzato capi e progetti personalizzati legati alla storia del calcio locale e nazionale, affiancando spesso il lavoro creativo a video e incontri con protagonisti del pallone ponentino. Iniziative pensate non come semplici omaggi, ma come racconti visivi capaci di ripercorrere carriere, momenti simbolici e storie personali.
Tra le esperienze più significative, anche quella che lo scorso anno lo aveva portato a varcare i confini del calcio locale, arrivando fino alla Serie A con una collezione dedicata a Francesco Flachi, storico bomber della Sampdoria, celebrato attraverso il logo “Flachi 110” e una serie di capi che ripercorrevano la sua carriera sportiva e umana.
L’incontro che cambia tutto
Il punto di svolta arriva quasi per caso. Guiderdone conosce Cesar Rodrigues, ex calciatore di Lazio e Inter, durante alcune partite tra amici. Da quell’incontro nasce un rapporto di amicizia che, nel giro di poco tempo, apre una porta impensabile.
Rodrigues gli racconta che di lì a pochi giorni avrebbe partecipato a una partita di calcio in cui sarebbe stato presente anche Ronaldinho. Un’informazione che accende immediatamente l’immaginazione: Guiderdone decide di tentare il tutto per tutto, realizzando in tempi strettissimi alcuni cappellini personalizzati con il logo “R10”, pensati come omaggio al campione brasiliano.
Il regalo a Ronaldinho e l’emozione finale
Nonostante le poche speranze di riuscita, uno di quei cappellini arriva davvero a destinazione. E torna indietro con qualcosa in più: l’autografo di Ronaldinho e un video di saluto dedicato al figlio Elia, che riceve il regalo con grande emozione.
Un gesto semplice ma potentissimo, che per Guiderdone rappresenta il coronamento di anni di lavoro, passione e dedizione. A sottolinearlo è proprio Stragapede, che nel suo messaggio evidenzia come questa storia sia “la dimostrazione concreta che la passione autentica, se coltivata con serietà, può superare ogni confine”.
Un messaggio che va oltre il calcio
La vicenda non è solo un aneddoto sportivo, ma un racconto di determinazione e fiducia nelle proprie idee. Un percorso che, come rimarcato da Stragapede, dà valore non solo al risultato finale, ma a tutto il cammino che lo ha reso possibile.
E in fondo, come dimostra questa storia partita dal Ponente ligure e arrivata fino a uno dei simboli mondiali del calcio, a volte i sogni non sono poi così irraggiungibili. Basta continuare a crederci.