Francesco Quaglia agli Assoluti A2: il coraggio di crescere sul tatami dei grandi

Francesco Quaglia agli Assoluti A2: il coraggio di crescere sul tatami dei grandi
Aggiungi Prima la Riviera alle tue fonti preferite

Ci sono giornate nelle quali il valore di un atleta si misura nella capacità di affrontare una sfida più grande delle proprie abitudini. Per Francesco Quaglia, portacolori del Judo Club Simonazzi di Bordighera, quella di sabato 7 novembre al PalaPellicone di Lido di Ostia è stata una di queste: il confronto con la finale nazionale del Campionato Italiano Assoluto A2, affrontato ancora da Cadetto, con la determinazione di chi vuole continuare a crescere.

Cadetto al terzo anno e cintura nera, Francesco è salito sul tatami dei 66 chilogrammi in una competizione aperta anche a Juniores e Seniores. Un contesto nel quale un giovane deve misurarsi con avversari che possono avere alle spalle anni di esperienza agonistica in più, maggiore maturità fisica e una diversa consuetudine nella gestione degli incontri.

La cintura nera, requisito necessario per l’ammissione dei Cadetti alla manifestazione, gli ha aperto questa possibilità. A darle significato è stata poi la scelta di affrontarla: esserci, assumersi la responsabilità del confronto e cercare il proprio spazio attraverso il judo.

Una vittoria costruita fino al Golden Score
Il primo incontro ha premiato la tenacia dell’atleta bordigotto. Francesco ha conquistato il successo al Golden Score, il prolungamento previsto quando il tempo regolamentare non ha ancora assegnato la vittoria, per il raggiungimento del limite di ammonizioni da parte dell’avversario.

Un esordio impegnativo, risolto in una fase nella quale la fatica si accumula e ogni scelta assume un peso maggiore. Arrivare fino a quel punto e trovare la vittoria significa sostenere la tensione del combattimento, mantenere lucidità e continuare a cercare una soluzione quando l’incontro richiede un ulteriore sforzo.

Per un Cadetto impegnato agli Assoluti, superare il primo turno costituisce un riscontro concreto: la possibilità di affrontare questo livello e di vincere un incontro nazionale attraverso una prova di resistenza, attenzione e determinazione.

Nel secondo combattimento Francesco ha cercato di sviluppare la propria azione con un intervento di sen no sen, anticipando l’iniziativa avversaria, ma nella dinamica dello scambio ha subito la tecnica che ha deciso l’incontro. La successiva mancata ammissione ai recuperi ha concluso la sua partecipazione.

Resta il rammarico per una gara che avrebbe voluto proseguire. Resta, soprattutto, un’esperienza da analizzare e utilizzare: un incontro vinto, un confronto perso e indicazioni preziose sul lavoro da portare avanti in palestra.

Il valore di affrontare un livello superiore
La giornata di Ostia rappresenta una tappa significativa nel percorso di Francesco. Affrontare gli Assoluti mentre si appartiene ancora alla classe Cadetti richiede disponibilità a uscire da un contesto conosciuto e ad accettare un confronto più esigente.

È qui che si costruisce una parte importante della crescita agonistica: nella capacità di riconoscere ciò che già funziona e ciò che deve diventare più solido; nell’abitudine a gestire la pressione; nella volontà di tornare ad allenarsi con domande precise e obiettivi più chiari.

Francesco ha affrontato questa opportunità mettendosi in gioco. Il successo iniziale dà sostanza alla sua partecipazione; il secondo incontro offre materiale sul quale lavorare. Entrambi fanno parte dello stesso percorso.

Dietro quei minuti sul tatami ci sono allenamenti, trasferte, preparazione e scelte quotidiane. C’è il lavoro di un ragazzo che prova a conciliare gli impegni della propria età con un’attività sportiva esigente. E c’è una società che vuole accompagnare i propri giovani verso esperienze capaci di farli maturare, offrendo loro occasioni di confronto oltre i confini della palestra.

Da Bordighera, un progetto che guarda lontano
Per il Judo Club Simonazzi, la presenza di Francesco al PalaPellicone si inserisce in un lavoro più ampio: costruire un percorso nel quale i bambini possano avvicinarsi al judo e, crescendo, trovare strumenti, competenze e opportunità per sviluppare le proprie aspirazioni.

Un progetto del genere vive nella continuità. Si alimenta con il lavoro tecnico quotidiano, con il confronto tra compagni, con gli allenamenti condivisi con altre realtà e con la partecipazione a gare nelle quali il livello si alza progressivamente.

Il compito della società è dare una direzione a questo impegno: proporre obiettivi adeguati, preparare gli atleti ad affrontarli e leggere ogni esperienza con serietà. Una vittoria deve aiutare a capire quali qualità consolidare; una sconfitta deve diventare un’indicazione utile per il lavoro successivo.

La partecipazione di Francesco agli Assoluti A2 rende visibile questa ambizione. Dimostra che anche da Bordighera si può costruire un cammino verso il confronto nazionale, purché alle intenzioni seguano presenza, preparazione e disponibilità a sostenere il percorso nel tempo.

Filippo Quaglia: «Ai ragazzi dobbiamo dare una strada e la possibilità di percorrerla»
«Sono orgoglioso di Francesco per come ha affrontato questa giornata», commenta il presidente e tecnico del Judo Club Simonazzi, Filippo Quaglia. «Presentarsi agli Assoluti ancora da Cadetto significa accettare una sfida impegnativa. Vincere il primo incontro al Golden Score è un segnale concreto del lavoro che sta facendo. Il secondo combattimento ci lascia aspetti da analizzare e sui quali migliorare: torneremo in palestra per questo».

Il significato della trasferta, per il tecnico, riguarda anche il futuro dell’intero gruppo.

«Quando il gioco si fa duro, bisogna avere il coraggio di continuare a giocare. Nel nostro sport significa prepararsi meglio, allenarsi con continuità e affrontare il confronto anche quando mette in evidenza i nostri limiti. È un passaggio necessario per chi vuole crescere e avvicinarsi a livelli più alti».

Un cammino nel quale il sostegno delle famiglie assume un ruolo decisivo.

«Ai genitori chiedo di credere nelle possibilità dei propri figli e di investire nella loro crescita. Significa dedicare tempo, dare continuità agli allenamenti, rendere possibili le trasferte e, quando necessario e secondo le possibilità di ciascuno, sostenerne anche l’impegno economico. Significa soprattutto esserci quando arriva una delusione e aiutare un ragazzo a ritrovare la motivazione per ripartire».

«La società mette a disposizione competenze, esperienza e una direzione tecnica. Abbiamo una formazione che ci permette di conoscere le esigenze dell’agonismo e di costruire un percorso verso livelli più alti. Per dare concretezza a questo lavoro serve un’alleanza: il ragazzo si impegna, il tecnico lo guida e la famiglia rende possibile la continuità. Nessuno può promettere una medaglia; possiamo però lavorare seriamente perché ciascun atleta abbia l’opportunità di esprimere il proprio potenziale».

È un’idea che Quaglia lega al significato stesso della disciplina.

«Nel nome judo, dō significa “via”: un cammino. Il nostro compito è indicare quella via e accompagnare i ragazzi mentre imparano a percorrerla. Vogliamo insegnare loro a scegliere un obiettivo, ad assumersi un impegno e a sostenerlo anche nelle giornate difficili. Come tecnico, posso dare strumenti e direzione. Perché quella strada diventi davvero percorribile, abbiamo bisogno che le famiglie camminino insieme a noi».

Si riparte dal lavoro
Francesco torna da Ostia con una vittoria nazionale e con l’esperienza di un confronto impegnativo. Il suo percorso proseguirà dal tatami di allenamento, dove le sensazioni della gara potranno trasformarsi in correzioni, nuove consapevolezze e preparazione per i prossimi appuntamenti.

Per i compagni del Judo Club Simonazzi, la sua partecipazione è anche un esempio vicino: un ragazzo che condivide la loro palestra ha raggiunto una finale nazionale e ha affrontato avversari di classi d’età superiori, conquistando un incontro.

È da esperienze come questa che un gruppo può trovare nuove motivazioni. Francesco ha fatto un altro passo sulla propria via. Il lavoro del club è continuare a costruire le condizioni perché altri ragazzi possano trovare il coraggio, la preparazione e il sostegno per percorrere la loro.