Mentre ha fatto il giro del mondo l’immagine dell’ex numero uno del mondo Andrè Agassi mentre si porta le mani al volto in diretta, disperato dopo aver appreso del ritiro di Matteo Arnaldi dalla semifinale del Roland Garros contro Cobolli, in rete si sviluppavano assurde teorie complottistiche, secondo le quali Arnaldi avrebbe simulato il malore alla base del ritiro. Motivo? Favorire l’amico Flavio Cobolli o addirittura per ordine del presidente della Federazione Angelo Binaghi, affinché Cobolli arrivasse riposato alla finale contro Zverev. Addirittura l’ex campionessa americana Jennifer Capriati è intervenuta pubblicamente per definire “follie” queste teorie complottistiche, senza capo né coda. Matteo non avrebbe rinunciato per nulla al mondo a quello che – come racconta il suo primo allenatore – è fin da bambino l’obiettivo della vita.
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La reazione di Andrè Agassi dopo aver appreso del ritiro di Matteo Arnaldi
Matteo Arnaldi sofferente durante la conferenza stampa in cui spiega le ragsioni del ritiro
Matteo Arnaldi raccontato dal suo primo maestro Filippo Sciolli
Nelle ore precedenti al ritiro – causato da un virus gastrointestinale – ha fatto il giro del web il racconto di come è nato tennisticamente Matteo Arnaldi a Sanremo. A farlo è stato il suo primo allenatore, Filippo Sciolli, fondatore della Tennis Academy Sanremo nel 2008, a Spazio Tennis.
“Matteo è sempre stato un professionista da quando ha deciso che voleva diventare un professionista, cioè da quando aveva 13 anni – ha raccontato Sciolli – Alle superiori, in terza, si allenava tre volte alla settimana alle sei del mattino: lui arrivava alle 5 e mezza del mattino in accademia, al buio, si riscaldava, io arrivavo alle 7 meno cinque, che cominciavo a quell’ora ad allenarlo e lui era già lì da mezz’ora che si allenava al buio, faceva riscaldamento, stretching e quant’altro. Quindi è sepre stato un professionista in questo. Lui ha avuto la svantaggio – tra virgolette – di aver avuto una fisicità molto esile da ragazzino e si è sviluppato molto tardi. Quindi lui ha fatto tutta l’under 16 e anche l’under 18 che era venti chili in meno rispetto a tutti gli altri e 15 centimetri più piccolo. Lui faceva proprio fatica… però è stata una cosa buona, positiva, perché ha dovuto imparare a vincere con la strategia.
“Matteo è questo, nel senso che si merita tutto quello che ha. Non ha mai preso scorciatoie. La maturità l’ha fatta normale, non da privatista, ma la pubblica… la patente l’ha fatta da privatista. Perché non aveva neanche i soldi per potersi permettere uan scuola privata o quant’altro. Quindi ha accettato tutto. Si portava la schiscetta da casa perché non poteva spendere soldi… è sempre stato uno meticoloso con i soldi fin da ragazzino”.
Ora l’aspetto economico per Matteo non è certo un problema: prima di Parigi aveva già totalizzato circa 5 milioni di euro solo di premi e dopo la semifinale del Roland Garros ne sono arrivati altri 750mila in un colpo solo.
“E ora si merita tutti i soldi che gli arriveranno – assicura il suo primo maestro Scioli – Perché se lo merita, io che l’ho vissuto proprio a pieno, rispetto ad altri che si potevano permettere delle cose, ho visto i sacrifici che ha fatto e che non gli pesavano, perché aveva un obiettivo troppo alto a cui arrivare”.
