Vallecrosia verso il referendum per cambiare il nome e aggiungere la locuzione “al Mare” . Il tutto per attrarre i turisti che così saprebbero immediatamente quale tipo di ambito offre il borgo dell’estremo ponente. In Consiglio regionale (che ha approvato la consultazione, oggi) si è alzata la voce contraria, peraltro l’unica, di Armando Biasi (Lega).
Biasi: «Inutile cambiare il nome a Vallecrosia»
L’ex sindaco di Vallecrosia, ora Consigliere di maggioranza in Regione e all’opposizione “in patria” spiega con una nota stampa le ragioni del suo “No” al referendum. «Coerentemente con il doppio incarico di consigliere regionale e di consigliere comunale d’opposizione a Vallecrosia, sull’iniziativa portata avanti dall’attuale amministrazione comunale di cambiare il nome della mia città da ‘Vallecrosia’ a ‘Vallecrosia al mare’ mi sono già espresso sia sul territorio in sede comunale e sia in commissione regionale esprimendo una contrarietà a questa proposta. Non condivido – spiega – le motivazioni che sono state portate per un semplice motivo. Ritengo e ritenevo già da sindaco di Vallecrosia, che una città possa crescere attraverso la programmazione, lo sviluppo di opere pubbliche, la predisposizione di strumenti urbanistici, il finanziamento pubblico-privato e la ricerca di finanziamenti che avvengono all’interno di un ente. In tal senso, negli anni in cui sono stato primo cittadino abbiamo portato a compimento ben 90 bandi».
«Spese per una consultazione del tutto superflua»
«Nelle motivazioni di questa proposta della nuova amministrazione comunale – ancora Biasi – c’è l’idea che i turisti non vengano o possano snobbare la nostra bellissima città perché pensano che con l’attuale nome a Vallecrosia non ci sia il mare. Ho suggerito che, se si vuole sviluppare il turismo, abbiamo una meravigliosa passeggiata a mare in fase di sviluppo e un’area che può essere chiamata la ‘Marina di Vallecrosia’: promuovendole sui media e sui social network si eviterebbe un referendum cittadino sul nome della città e i relativi costi. In tal senso, stiamo chiedendo che il Ministero almeno lo accorpi a quello sulla giustizia, altrimenti la Regione Liguria dovrà pagare i costi di una consultazione popolare che, dal mio punto di vista, appare del tutto superflua. Perché la promozione turistica non può avvenire semplicemente cambiando nome a una città, peraltro bellissima come la nostra».