25 milioni di beni sequestrati

Operazione Scarface, ecco il sistema per ripulire il denaro. LE INTERCETTAZIONI

Grazie a tabaccaie e sale scommesse controllate o compiacenti pagavano le vincite in contanti per avere denaro pulito dallo Stato

Operazione Scarface, ecco il sistema per ripulire il denaro. LE INTERCETTAZIONI
Imperia, 02 Novembre 2020 ore 17:00

La complicità di tabaccai compiacenti o di tabaccherie e sale scommesse create ad hoc consentiva di ripulire il denaro, che veniva impiegato nell’acquisto di immobili o ville fatiscenti in località di pregio, anche in provincia di Imperia, poi ristrutturati. Ecco il sistema messo in piedi dall’imprenditore Francesco Mura (nella foto, con Maria Alda Emilia Dizioli a sua volta in carcere) al quale è stata sequestrata una villa a Poggi di Imperia e due appartamenti in città, e dal padre Mario, residente a San Bartolomeo al Mare e le intercettazioni ambientali dell’Operazione Scarface che questa mattina ha portato all’emissioni di 21 ordinanze cautelari, al sequestro di beni per 25 milioni di euro. Arrestata – oltre al padre Mario, in carcere – anche la moglie di Mura, Sabrina Ferchichi, posta tuttavia agli arresti domiciliari.

Tre anni di indagini, 150 uomini impegnati negli arresti, perquisizioni e sequestri milionari

L’indagine, durata 3 anni, ha impiegato 150 uomini ed era volta a smantellare un complesso sistema di riciclaggio: attraverso le emittenti televisive di Mura su canali locali e nazionali, le cui trasmissioni “davano i numeri” del Lotto, si emettevano fatture false o gonfiate. Il ricavato veniva poi “ripulito” con la connivenza di alcune tabaccherie, che segnalavano le ricevute del Lotto vincenti affinché la cosca potesse “versare” la vincita al possessore, salvo poi incassare denaro pulito dallo Stato. La ‘ndrina – dimostrata una contiguità di Francesco Mura con le famiglie Barbaro-Papalia – investiva anche e soprattutto nell’immobiliare, comprando all’asta ville fatiscenti o di soggetti in difficoltà e poi ristrutturandole “a nero”, intascando soldi puliti dagli sgravi previsti per le ristrutturazioni e dai ricavati della vendita degli immobili. Lo stesso Mura, con questo sistema, aveva acquistato ville in Franciacorta, in Sardegna e in Liguria.

Un caveau nella villa di Erbusco di Francesco Mura

Durante la perquisizione della villa a Erbusco, dove Francesco Mura è residente, è stato anche scoperto un caveau, ricavato dietro una parete, che poteva essere aperto solo con un segnale inviato dal cellulare di Mura. All’interno c’era una cassaforte che conteneva 20mila euro, che sono stati naturalmente sequestrati. La conferenza stampa si è svolta nella mattinata di lunedì 2 novembre in Procura, alla presenza di Ambrogio Cassiani, comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Brescia, del procuratore capo Francesco Prete e del tenente colonnello dei carabinieri Francesco Tocci.

Le indagini dei carabinieri bresciani e della Dda hanno dimostrato come la ragnatela di società costruita dall’imprenditore Francesco Mura negli ambienti televisivi “fosse caratterizzata da imprese solide e realmente strutturate attorno alle quali ruotavano altre società satelliti, speculari per oggetto sociale, fittiziamente create come ‘cartiere’ per la produzione di fatture gonfiate o per operazioni inesistenti – si legge in una nota diffusa dagli investigatori – Le imprese, realmente esistenti, operavano avvalendosi di un apparato logistico e di una pletora di lavoratori, con la quotidiana registrazione e messa in onda sui canali televisivi di trasmissioni per la previsione dei numeri del lotto, ad ognuna delle quali veniva assegnata una numerazione premium, anche detta ‘a valore aggiunto‘”

Gli effettivi utili aziendali derivavano quasi esclusivamente dal volume di telefonate ricevute sulle predette numerazioni e venivano impiegati per effettuare pagamenti verso le società satellite fittizie, intestate a prestanome, per la fornitura di servizi inesistenti o comunque per prestazioni ampiamente sovrastimate”.

“Le somme, una volta versate alle società cartiere venivano da queste frazionate e accreditate su numerose carte prepagate (fittiziamente intestate a terze persone, tra le quali l’altro imperiese coinvolto, il 27enne Alessandro Cissello e la zia di quest’ultimom ndr) dalle quali veniva prelevata l’intera somma il giorno stesso dell’accredito, o in quelli immediatamente successivi”.

L’importo prelevato veniva così rimesso a disposizione, sotto forma di fondo in nero in denaro contante, del sodalizio criminale che, a questo punto, provvedeva alle operazioni di autoriciclaggio mediante l’acquisto di immobili fatiscenti all’asta, poi ristrutturati e rivenduti”. E’ il caso della villa a Poggi di Imperia e di altri due appartamenti sequestrati nel capoluogo e riconducibili alla famiglia Mura.

Immobili acquistati con i proventi illeciti e ristrutturati con i vantaggi fiscali dei bonus ristrutturazione

“Proprio le speculazioni edilizie – hanno spiegato questa mattina gli investigatori dell’arma –  mediante l’acquisizione d’immobili provenienti da soggetti in forte difficoltà economica o già in liquidazione, rappresentano un settore strategico per il sodalizio criminale che, nel tempo, si è specializzato anche partecipando ad esecuzioni giudiziarie, nel settore fallimentare, in rinomate località turistiche, al fine di aggiudicarsi fabbricati di pregio a prezzi estremamente vantaggiosi e comunque nettamente inferiori al reale valore di mercato”.

“Gli immobili acquisiti venivano poi sottoposti ad importanti lavori di ristrutturazione edile anche sfruttando, tra l’altro, le agevolazioni fiscali vigenti (bonus edilizi), con la possibilità di massimizzarne i margini di guadagno in caso di locazione, oppure di successiva vendita”.

Il sistema di ripulitura del denaro attraverso le vincite in tabaccheria

“Va inoltre sottolineato come il settore delle esecuzioni giudiziarie, che con l’avvento della crisi economica è certamente in forte ascesa, rappresenta un cono d’ombra, un terreno fertile per spregiudicati speculatori (anche legati alla criminalità organizzata) che necessitano d’investire e fare riemergere fondi neri altrimenti difficilmente giustificabili”. Gli inquirenti indicano in “tabaccherie, sale scommesse e da gioco, tutti settori che, notoriamente, si prestano ad operazioni di riciclaggio: attività commerciali la cui gestione era affidata a persone facenti parte del sodalizio stesso“.

Tabaccherie compiacenti create ad hoc consentivano un’ulteriore tecnica di autoriciclaggio. “Le giocate vincenti dei privati cittadini venivano ‘acquistate’ dal gestore della tabaccheria e pagate brevi manu con denaro contante, derivante proprio da quel fondo nero ampiamente e continuamente alimentato con le chiamate ai numeri ‘a valore aggiunto’ dei cittadini alle società televisive per la previsione dei numeri del lotto“.

L’ampio ricorso a questo sistema diffuso e  collaudato nei contesti di criminalità organizzata per il riciclaggio di denaro contante di provenienza illecita è stato documentato dalle intercettazioni: “Consiste nel recuperare (tramite esercenti compiacenti) tagliandi e/o ricevute inerenti vincite di gioco (lotto, superenalotto, gratta&vinci ecc.), per poi intestarli alle persone che hanno bisogno di far emergere e di reimmettere nel tessuto economico legale le somme di denaro contante di cui dispongono e delle quali, diversamente, non saprebbero giustificare la disponibilità“.

Il sistema dell’autoriciclaggio

Fra il 1 gennaio 2014 e marzo 2019 Francesco Mura è riuscito a dimostrare falsi profitti per circa 500mila euro. “L’autoriciclaggio del denaro che rientrava in circolo sul mercato determinava, quale indiretta conseguenza, l’inquinamento delle dinamiche di libera concorrenza anche per le condizioni assolutamente non competitive proposte dai malviventi che, in tal modo, riuscivano ad aggiudicarsi beni e servizi, soprattutto in questo momento di profonda crisi economica, in ragione dell’enorme disponibilità di contante” hanno continuato i militari, sottolineando che “è al vaglio la condotta di un dipendente della filiale di una banca in provincia di Brescia il quale, omettendo di svolgere i previsti controlli sui flussi finanziari, ha di fatto consentito la perpetrazione dei summenzionati reati per il periodo documentato dalle indagini“.

 

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